E' di oggi la notizia, illustrata durante una conferenza stampa dal Ministro Stanca, dell'introduzione anche nel nostro paese della sperimentazione del voto elettronico alle prossime elezioni europee in programma il 12 e 13 giugno.
La cosa particolare, anche abbastanza sbandierata come onore al merito in conferenza stampa, è che il software che rende possibile il voto elettronico sembra essere (e dopo capirete perchè dico "sembra") open source:
"Il software incaricato di elaborare i risultati, già utilizzato in una recente sperimentazione in Sardegna, è open source. "Non si tratta di un giudizio di merito sulla superiorità del software libero rispetto a quello proprietario", ha precisato il ministro. "E' una questione di trasparenza: con l'open source qualunque forza politica potrà esercitare il diritto di conoscere i criteri con i quali è stato scritto il programma".
Immediatamente, sulla lista di discussioni di Assoli però, esce questa mail, che non lascia molte speranze su quanto possa essere "open" il codice utilizzato:
"Bisognerà chiedere al ministero dell'interno e al ministro stanca.
Teniamo a mente che il software può essere tranquillamente rilasciato
con licenza libera ma non pubblicamente accessibile. Mesi fa la fsfe cominciò a chiedere informazioni al ministero, ma l'unica risposta che arrivò non lasciava intendere assolutamente niente di buono".
Mentre in questa mail sono arrivate alcune informazioni aggiuntive, rimane il fatto che non è possibile sbandierare ai quattro venti, solo perchè si è in campagna elettorale, il fatto che un software sia open source senza al contempo rilasciarne il codice sorgente in qualche mirror per la sua consultazione. Non è proprio corretto legalmente tra l'altro, oltre che eticamente inaccettabile.

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