La migrazione dei famosi 14000 personal computer dell'amministrazione locale di Monaco da sistemi operativi Windows a sistemi operativi liberi GNU/Linux - il famoso progetto "LiMux" - (mi sembra con una distribuzione Suse) era entrata sin dai primi tempi di discussione all'interno dell'elenco di importanti esperienze a livello mondiale che avevano deciso di passare dal chiuso all'aperto, dal proprietario al libero. Insomma, avere anche un Comune importante come quello di Monaco all'interno di un simile elenco era motivo di gioia e fiducia, non bisogna nasconderlo.
Oggi, attraverso le pagine di "Repubblica", arriva invece la doccia fredda: "Monaco, stop al progetto Linux. Una direttiva europea ci blocca".
"Il timore è che, una volta completato il passaggio a Linux, l'amministrazione municipale debba mettersi a fronteggiare azioni legali o, peggio, che l'intera attività del comune debba bloccarsi qualora qualcuno reclamasse l'illegittimità del software adottato".
Commenti comprensibili e purtroppo abbastanza ovvi, per chi si è battuto e continua a battersi contro una direttiva assolutamente leccaculo ed incompresibilmente bieca e tafazziana. Ora bisogna solo cercare, alla pari di quello che affermano in tanti compreso il sindaco di Monaco, di fermare l'iter della direttiva e la sua trasformazione in legge:
"In un comunicato il sindaco di Monaco, il socialdemocratico Christian Ude, ha lanciato un appello "a tutte le città e le compagnie europee interessate all'open source affinché esercitino la loro influenza sull'Ue e sui governi nazionali per evitare che la direttiva diventi legge".
Sagge parole, che spero vengano seguite da diversi lungimiranti sindaci e assessori di diverse città sia italiane che europee, perchè soprattutto da loro dipendono il futuro dell'innovazione e della ricerca in ambito software, informatico e tecnologico, e anche la sopravvivenza di aziende come quella nella quale lavoro io...

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