Mentre in Nepal stanno cominciando esperimenti veramente interessanti con la tecnologia wi-fi per riuscire a portare connettività e telefonia anche in posti difficilmente raggiungibili altrimenti, Microsoft irrompe sul mercato asiatico con un preciso comandamento e una netta messa in guardia: "Guai a chi usa, sviluppa o cerca di provare software open source o libero!".
In pratica è successo questo: economie e anche menti intelligenti in molti paesi asiatici hanno capito che un fenomenale ed incredibile modo per creare sviluppo, progresso e innovazione tecnologica era quello di puntare tutto (o quasi) sulla ricerca di soluzioni software open source, sfruttando lo straordinario valore aggiunto determinato dal modello di Bazaar.
Microsoft odia tutto ciò, ne vede i presupposti di un potenziale declino, dice: "Cavolo, se la gente capisce quanto può essere migliore quel software aperto rispetto al mio è la fine".
Quello che ancora mi sfugge (anche se sono perfettamente al corrente delle motivazioni che ne stanno alla base) è il significato di queste affermazioni:
"Se i governi decidono di adattarsi agli standard del software open source non fanno altro che nuocere ai venditori di software locali, ai quali mancheranno i soldi necessari da investire in ricerca e sviluppo", ha affermato Sharp. "Le aziende che sviluppano software open source non fanno altro che regalare le loro proprietà intellettuali, rinunciando così ai benefici che da esse derivano".
Ed ancora:
"Con l'open source non c'è modo di creare altro software".
"Sharp sostiene infatti che il software open source uccida l'innovazione e danneggi l'economia".
Intanto però i governi asiatici gli stanno preparando la festa (speriamo).

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